Ecco chi probabilmente sta dietro l' omicidio Giuliani.
Altrettanto probabile é che costoro monitorino e strumentalizzino le azioni delle cellule di zombie viventi chiamate nuove BR.
I veri rapporti fra Stay behind e i reparti speciali delle Forze armate - di Marcella Andreoli, pubblicato su PANORAMA
-------------------------------------------------------------------------------- Un’indagine interna alla Nato. Una consultazione con i vertici militari dell’Alleanza Atlantica. E alla fine, una lettera e un no. «Signor ambasciatore... » scriveva al capo della nostra diplomazia a Bruxelles Willy Claes, l’ultimo segretario generale della Nato, dimessosi recentemente a causa di uno scandalo, quello della Agusta elicotteri, che lo ha coinvolto in una storia di tangenti. La missiva, che porta la data del 16 marzo 1995, era rimasta finora coperta dal più assoluto riserbo. Inviata da poco sia alla Commissione parlamentare sulle stragi sia al Comitato di controllo dei servizi di sicurezza dal giudice di Venezia Carlo Mastelloni (cui è giunta dopo una trafila diplomatica), la lettera solleva almeno un interrogativo. Esiste una Gladio numero due, un’organizzazione clandestina con compiti di sabotaggio, propaganda, infiltrazione, informazione simile a quella smantellata cinque anni fa poiché ritenuta anticostituzionale? Quale ruolo hanno i nostri reparti speciali dell’Esercito e della Marina, il Col Moschin e il Comsubin, nei piani della guerra non ortodossa?
Claes, con linguaggio asciutto e burocratico, comunicava all’ambasciatore di aver «chiesto alle autorità della Nato di vagliare» la richiesta «riguardante la declassifica di alcuni documenti Nato classificati per consentirne la conoscenza da parte dell’autorità giudiziaria italiana e la potenziale acquisizione in giudizio».
L’inchiesta, che Claes definiva «approfondita» e attuata «in coordinamento con le competenti autorità militari della Nato», non aveva sortito gli effetti che auspicava la magistratura italiana. «Mi dispiace informarla» scriveva infatti l’ex segretario della Nato «che i primi tre documenti richiesti non possono essere declassificati». Sono coperti dal massimo della segretezza.
Tradotto in parole povere, ciò significa che i piani operativi dei
due reparti specializzati, il Col Moschin e il Comsubin appunto, sono coperti dal massimo della segretezza dell’Alleanza atlantica. Per quale motivo? Solo un documento, il quarto richiesto, chiamato «410001 escape and exfiltration» e relativo al Col Moschin, «è stato declassificato Nato riservato» e, avvertiva Claes, «è già stato consegnato alle autorità italiane».
All’ex segretario della Nato si era rivolto l’ambasciatore Emanuele Scamacca del Murgo e dell’Agnone su sollecitazione del governo italiano. Ciò accadeva perché il giudice Mastelloni, indagando su una vicenda legata a Gladio, aveva creduto di individuare un filone parallelo all’organizzazione clandestina Stay behind, composta da militari e civili e dipendente dalla Nato.
Il 28 gennaio 1994, con un’ordinanza, il magistrato aveva chiesto al comandante del nono battaglione Col Moschin «di consegnare entro 96 ore la pianificazione vigente relativa all’impiego del Col Moschin nelle operazioni militari non convenzionali». Poteva sembrare, ai non addetti ai lavori, una normale richiesta. Invece ecco arrivare, prontissimo, il segreto di stato.
Inutilmente, nella richiesta, il magistrato aveva sottolineato di procedere in un’inchiesta per strage sulla quale non è opponibile il vincolo del segreto. Abilmente aveva ricordato i rapporti esistenti tra uno dei responsabili del Col Moschin, dal 1978 al 1980, l’allora tenente colonnello Franco Monticone (chiamato in causa dalla famosa «Lady golpe», Donatella Di Rosa), e un neofascista plurinquisito come Gianni Nardi, proposto dall’ufficio R dei servizi segreti nientemeno che per «un eventuale impiego nell’ambito della struttura segreta Gladio».
Inutilmente aveva scritto nell’ordinanza che un altro neofascista, peraltro già condannato, Andrea Brogi, aveva dichiarato nel corso di un interrogatorio che gli ufficiali della Smipar di Pisa, la scuola di paracadutismo militare, fornivano gli istruttori per Gladio e che «lavoravano per la causa favorevole alla svolta autoritaria».
Mastelloni però non demordeva e chiedeva direttamente al presidente del Consiglio (era Carlo Azeglio Ciampi) di poter vagliare la documentazione relativa non solo al Col Moschin, i reparti speciali paracadutisti, ma anche quella del Comsubin gli incursori della Marina messi segretamente in stato di all’erta durante i giorni del sequestro brigatista di Aldo Moro. Iniziava così un inedito carteggio che si concluderà con la missiva dell’ex segretario generale della Nato.
Il presidente Ciampi avvertiva il giudice che la documentazione richiesta «è della massima qualifica di segretezza», ma si impegnava a «informare il segretario della Nato per verificare la possibilità di rimuovere i vincoli sia per la consultazione sia per l’acquisizione». Mentre si metteva in moto la diplomazia, al magistrato veniva eccezionalmente consentito di consultare a Palazzo Chigi parte della documentazione non classificata. E ciò gli permetteva di avvalorare i suoi sospetti sulla esistenza di una Gladio numero due. Perché Col Moschin e Comsubin risultavano reparti “a doppio cappello”, come si dice in gergo, cioè dipendenti dallo stato maggiore dell’Esercito e della Marina e contestualmente dalla Nato. E poi perché i loro piani di «sabotaggio, propaganda, infiltrazione, informazione», ben delineati prima della caduta del Muro di Berlino, risultavano dopo il 1989 un tabù.
Tutti volontari, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, gli uomini del Comsubin, le teste di cuoio della Marina, in tutto 400, vivono nella caserma di Varignano, una vecchia fortezza sul mare a quattro chilometri da La Spezia. Militari di carriera, superselezionati e superaddestrati, quelli del Col Moschìn, di stanza a Livorno, sono l’unica unità dell’esercito abilitata «a operazioni non convenzionali in territorio nemico». Sono i colleghi italiani dei famosi berretti verdi americani.
Era stato Decimo Garau, l’ufficiale addetto all’addestramento dei gladiatori a Capo Marrargiu, a spiegare (era il 1990) al magistrato i «collegamenti pregressi» tra Col Moschin e Comsubin e l’organizzazione Gladio. «Giudice» aveva detto l’ufficiale «ne sapevano di più i capi del Col Moschin e del Comsubin che le alte sfere militari dei veri piani dei gladiatori».
Interrogatorio dopo interrogatorio era emersa una realtà inquietante: il rapporto diretto tra i gladiatori e le teste di cuoio dei reparti speciali. Per esempio, i civili inseriti nella struttura Gladio e i militari dei reparti speciali venivano addestrati insieme nelle stesse zone in base ad accordi presi tra i capi dei reparti speciali e il responsabile della quinta sezione del servizio segreto, quella da cui dipendevano i gladiatori.
Con la scomparsa di Gladio, i piani della guerra non ortodossa eseguiti in tandem tra reparti speciali e gladiatori che fine hanno fatto? L’altra Gladio è forse sopravvissuta alla Gladio soppressa perché anticostituzionale? Per quale motivo i piani operativi del Battaglione Col Moschin e del Comsubin sono classificati come supersegreti dalla Nato?
«Un superservizio in realtà è sempre esistito, ma non è quello di cui si parla e aveva e ha compiti informativi, non certo assegnati agli uomini della Gladio»: così scriveva (era la primavera del1991) un anonimo ma altolocato informatore all’allora segretario del Psi, Bettino Craxi, desideroso di capire i segreti dell’organizzazione clandestina. L’appunto, intitolato «operazione Gladio», è stato trovato in luglio dalla Polizia nell’archivio dell’ex leader socialista. Finito al Comitato di controllo dei servizi di sicurezza e alla procura di Roma che indaga su Gladio, verrà ora esaminato anche dai magistrati veneziani.
L’informatore di Craxi, sicuramente gran conoscitore del mondo degli 007, dopo aver dato per scontato che i 622 gladiatori, i cui nomi erano stati resi pubblici dopo lo smantellamento dell’organizzazione clandestina, rappresentavano solo la facciata legale di Gladio, spiegava che «è possibile raccontarle (a Craxi, ndr) lo sviluppo di tutta questa storia». Ma per farlo «è necessario consultare svariate cartelle, oltre l’uso di dati classificati Cosmic», il massimo segreto posto dalla Nato sui documenti. Il Cosmic invocato anche da Willy Claes con la lettera
|